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domenica, 25 ottobre 2009

Insania supplica

Quanto il tuo squallido verbo il cor m’addolora.
Il petto mi strazia, m’istiga violenza.
M’affoga nel supplizio com fosse tua dritta l’aria a strozzarmi
e il battito mi rallenta dapprima all’impazzata.

Temo che quell’affetto l’ossessione abbia scorto
e assiduo asservimento m’abbia corrotto.
Di dolci carezze avevo omesso il ricordo così straziante,
tanto tenero da la notte sconvolgermi malamente.

All’illusione che possa l’attimo venir d’un bacio,
accolto inaspettatamente nel mio timido silenzio.
Nel disio che coccolata da tocchi sui miei soffici scarlatti,
muoia indenne la memoria d’un amore inesistente.




Darklymph


Una lacrima di Darklymph caduta alle 19:32
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giovedì, 16 luglio 2009

Un altro

Era un angelo. Aveva neanche quattro anni quando morì. E mai sgolante fu
il mio pianto quando impallidì per sempre innanzi ai miei occhi
.
Ecco come andarono le cose, per quel poco che ancor la mia mente rimembra:
era un caldo giorno estivo, in cui l'aria era piatta, inesistente quasi, e le foglie
marmoree pareano. V'era silenzio, quiete, non un suono attraversava le vie,
se non il raro verso della cicala o il cinguettio del colombo vicino casa.
Erano entrambi malati. Madre e figlio. Non so quale veleno attraversasse le
loro vene, ma da un dì all'altro mi accorsi che la sofferenza aveva appiedato
fra di noi. Ce ne stavamo fuori, all'aperto, il solito gruppo a trascorrere del
tempo insieme. Non avevamo una meta precisa, io per lo meno. Ma comunque
sedemmo ai sgabelli d'un chioschetto in legno che principalmente vendeva
gelati. Un spiazzale, contorniato da aiule, si trovava alle nostre spalle sotto
il sole battente del primo pomeriggio. Ma il caldo, stranamente, non mi
pesava. Osservavo i loro volti e sembrava che fra una parola ed un altra
lottassero per la sopravvivenza. Mi ripetetti più volte che le mie erano solo
molteplici sensazioni errate e presto tutto sarebbe tornato alla normalità.
Ma gli occhi mi ricadevano ripetutamente su di lui, mio eterno amore, mio
angioletto dai boccoli d'oro e lo sguardo ghiacciato. Che nascondeva
dolcemente  il dolore che gli logorava il corpo, come neanche un vate farebbe.
Avvolto in una tunichetta rubino sorrideva, m'invitava ad ascoltarlo, mi narrava,
nei suoi modi egocentrici e maturi, atipici per un bambino così piccino, i suoi
incontri con la principessa Leti, quella fanciullina mai esistita che viviva in
un castello, che gli gettò uno schiaffo e che gli inviava letterine d'amore.
La sua amata amica immaginaria.
La mia maestra sedette accanto a me. Sembrava avesse
riacquisito un aspetto tranquillo e più che di buona salute. In lei la malattia
forse era scomparsa. Consumammo del gelato. I bambini giocarono nel cortiletto
ed io mi sentivo rianimare. Ma lui tornò. Si mise in piedi su uno sgabello
e con quel sorriso fra l'imbarazzo e la gioia, prese a parlocchiare perdendo
colore in viso. A poco a poco si accasciò come un uomo. Raggiunse il centro
dello spiazzo gettandosi completamente in terra e non respirò più.
Gli altri accorsero intorno ad egli. Il maestro, suo padre, e mio fratello provarono
a rianimarlo. La maestra scomparve dalla mia vista e solo dopo che mi fui
impietrificata sotto uno di quei scottanti raggi di sole, cominciai ad urlare
e piangere violentemente, come la notte in cui morì il mio Matte.


Una lacrima di Darklymph caduta alle 02:58
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sabato, 06 giugno 2009

Nuove in famiglia

Breve premessa personale:

All'avanzar del tempo
apprendo sempre più
quanto per l'uomo è spreco
spender tre attimi di vita
 nell'aiutar l'amico.

***

Una neonata, dalla pelle vellutata e nera, se ne stava adagiata su un amasso
di stracci e pezze, abbandonata forse, o magari dimenticata. Furono Demien e
Lulù a trovare la piccolina. Se ne tornarono a casa con quella fra le braccia,
raggomitolata nella mantellina verde opaco di Lulù. Dopo un breve attimo di
spaesamento, in casa fu subito accolta e lavata e improfumata per bene.
La bambina, di soli dieci mesi appena, come riferì il Dottor Renfrew, aveva
insoliti occhi fra il grigio e l'azzurro, così profondi e dispersivi, che era impossibile
non fissarli nell'attimo in cui piano dischiudeva le palpebre. Nella culla, adibita su
momento, si rigirava lentamente portando le braccine all'alto, braccine che
parevamo pezzetti di sfufa cioccolata. Sull'ovale e grande testolina stavano sol
pochissimi fili castano scuro, tendenti al quel ricciolo così evidente.
Divenne interamente parte della famiglia, condotta ovunque essi si muovevano
con il nome di Kyrian La Tres. Trascorsi due mesi appena, comparve nella
prima foto di gruppo ove stavano tutti parenti. Una foto armoniosa e
giuliva, scattata nel parco vicino al lago. Sul volto di ognuno si dipingeva un
sereno sorriso ed un'espressione così tranquilla. La seconda foto in cui Kyrian
comparve fu scattata invece nel giardino della villa di zia Meredith. Mancava
qualcuno, ma il sentimento che traspariva dal ritratto era sempre lo stesso..
fortemente in pace. La terza foto era completamente l'opposto. Tutti vestivano
di scuro e le donne portavano veli neri in viso. Mancavano sorrisi, luce e
beatitudine. Demien stringeva fra le mani una bambolina di pezza nuda, di color
marrone molto scuro. Aveva in testa un solo ciuffo di capelli, annodato e
attorcigliato in un cordincino di spago. Il paesaggio che si stanziava dietro loro
era quello di un cimitero al tramonto, frastagliato di lapidi ben curate e circondate
di fiori e lumi. Una collina al principio della lunga distesa di fosse e cappelle.
Lulù se ne stava in piedi col volto cupo e scheggiato su di una guancia. I capelli
rossicci erano disordinati e sciupati come la pelle del corpo e del collo che
fuoriusciva dal colletto di quell'abitino nero e grigio grezzo. A differenza degli altri,
ella sola manteneva vivo un insolito e amaro sorriso, con braccia conserte al petto.
Ma anche Kyrian sorrideva. Si anche lei. Tanto era dolce la foto sulla sua lapide.

Waypoint_to_faith_by_Eternal_aphelion
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Una lacrima di Darklymph caduta alle 12:20
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domenica, 17 maggio 2009

Ultimi giorni

A poco a poco la chiesa si svuotò al termine della messa, tornando alla quiete
che giorno e notte l'avvolge. Marie e Angèlique attesero che la folla svanisse
oltre l'immenso portone, appartandosi in una nicchia in fondo alla navata destra.
Intanto che le luci sull'altare venivano attenuate,  una giovane donna fece ritorno
in chiesa, sostando in silenzio dietro le lunghe file di banchi. Non il segno della
croce, non una riverenza, sol gli occhi puntava sulla Vergine Maria attorniata
di lumi. Ma avanzando avvertì dei sussurri, poi dei gemiti, quasi lamenti. Il
capo ruotò in direzione della nicchia e Angèlique scorse con la sottana sollevata.
Sangue colava dalle natiche d'ella, a chiazze arrosate e unte di vaginali fluidi.
Marie se ne stava in ginocchio dietro ella con piccole lame e palette di legno.
Ghignava eccitata; una mano aveva fra le proprie gambe ed entrambe, di dolore
godendo, fissarono la ragazza senza nulla proferire. Ella incatata scrutava
tal scena, stregata quasi, ma assai sbigottita. Di getto anch'ella avvertì violenta
istigazione e la carne incominciò ad avvamparle il corpo tutto, di brividi gelidi
e battiti focosi. Il prete che non poteva vedere le due abusare, fece segno con la
mano alla ragazza di seguirla in confessionale e a tre passi dietro egli, raggiunse
quel palchetto e lì si mise in ginocchio.
- Parla figliola - Cominciò egli dopo aver lentamente evocato il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo - Son qui per ascoltarti -
- Padre.. ho molto peccato - Basso era il tono di voce, strozzato, ma pacato.
- Non avere timore - Il parroco fissava innanzi a sè e non la fanciulla dal legno
intagliato che li separava. In mano stringeva un rosario dorato.
- La notte è un covo malato di perversioni e passione, ove dolore mi strema ed
eccitamento mi appaga - Lacrime cominciarono a sgorgare lente sulle di lei candide
goti, ma sempre sostenuto provava a mantenere il portamento - E carnali desideri
m'avvolgono al pensiero di colui che sol in sogno m'appare e che alcun per me
attrazione più appura, ne par provare. Sento che il mio cuore impazzisce come non
mai, padre, lo sento.. Desidero solo possederlo. E il tormento... -
Così ella arrestò la frase atterrita dal singhiozzo, scoppiando in uno stremato
pianto che sfogò in amaro silenzio.
- Quale tormento..? - Or il modo di parlar del prete era alto, severo, poco comprensivo.
Ancora degli attimi trascorsero perchè ella potesse aver nuova facoltà di parlare.
- Ovunque, sempre, nel sonno e nella veglia, avvertò che il mio petto non più ha
pace. Non trova respiro, non conosce più il sapore dell'aria e da una malefica
sensazione viene imprigionato. Il mio corpo ansioso ciò non può sostenere e, afflitto
dagli spasmi, troppo spesso cede - Simil parole vennero pronunciate con disperazione
e dolenza, quando il parroco, inaspettatamente, così proseguì.
- Cosa vedi nei futuri giorni.. nel domani e nel risveglio? -
Il piantò cesso. Il silenzio tornò ad incobere sull'attonita e oscura chiesa non appena
ella gli occhi chiuse e sussurrando rispose:
- Nulla padre. Nulla vedo, ne m'attendo dal futuro. Se non l'eterno riposo.. il supplizio
che mi condurrà teneramente alla morte.


Una lacrima di Darklymph caduta alle 02:43
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giovedì, 07 maggio 2009

Sparire

Se potessi scegliere un che in cui confondermi,
il vento prediligerei, nell'attimo in cui,
così gelido e pungente, mi trafigge il corpo.
Silente, ad attenderlo sul ciglio di un monte,
ricoperto dal verde d'inizio primavera.
Ove sol i suoni della natura predominano
su ogni cosa, respingendo qualunque
vibrazione estranea alla natura.
E scomparire, a poco a poco, fra le folate
per divenire aria priva d'emozioni e
pensieri, unicamente viva per la
voglia di volare e osservare dall'alto
tutto ciò che oramai non mi appartiene.

Wind_of_my_soul_by_FioccoDiNeve
Imagine by FioccodiNeve
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Darklymph


Una lacrima di Darklymph caduta alle 15:20
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venerdì, 01 maggio 2009

Realtà

Giunto a corte, il Cavaliere si presentò al sovrano con carisma ed eleganza
per richieder di persona la mano della cortigiana. Ma il re impose che quello
fosse ucciso in segreto per presunta blasfemia da un fidato e di alto rango
alleato. E quando il Cavaliere, agonizzante e alla morte vicino, da un servo
delle cucine regali fu ritrovato, dalle guardie per l'assassino fu confuso e
alla forca condannato. Al giorno del martirio il real sicario si presentò
alla corte per confessar la sua colpa, maturata dal rimorso e dal dolore. Ma
giudici e senatori, guardando il servo oramai penzolante e privo di vita,
scoppiaron in risa amare e gustose. "Muahah!" si ritirarano a casa sereni
per la cena e mentre il corpo dell'innocente veniva in un fosso gettato, il
fidato tornò dal re a festeggiare e goder della consueta e bella vita.

*
Ispirato ad una tragedia di Shakespeare, "Arancia meccanica"
e nonchè l'odierna società italiana*

In_chains_by_Vilaki

Ossequi.
Darklymph


Una lacrima di Darklymph caduta alle 01:06
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domenica, 26 aprile 2009

Mistero

Le luci della notte offuscano la mia vista e respiro a tal punto che prediligo
il buio assoluto. E sol in esso mi accorgo d'esser libera di ingoiare aria
fresca su e giù per il petto. Nel disperato tentativo d'allontanare l'imbrunire
innanzi ai miei occhi. Ma il sole.. la luce del sole, i raggi come spiriti
celesti che illuminano il giorno secondo natura, mi donano la facoltà di
di riappropriami della normale vita e percepire fra affanno il senso pacato
di muovermi e decidere di me come un qualunque essere vivente. Se devo
pensare ad un futuro, costretta quasi dal mio terrore, non vedo altro che
il vuoto, il nulla, l'eterno silenzio.. la morte. Follemente bisognosa di
urlare in senso logico, almeno per una volta, cos'è quella tremenda e calda
sensazione che involontariamente mi pervade. Se celo un segreto dentro me,
credo sia questo. Unicamente questo.

Gothic_by_cannabase

Darklymph


Una lacrima di Darklymph caduta alle 14:56
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sabato, 11 aprile 2009

Il salice piangente



Non ricordavo il salice piangente del giardino così maestoso. Si innalzava per
oltre quattro metri su di un tronco massiccio in rami cadenti dalle molteplici
sfumature di un verde morto. L'aria era più fredda rispetto al mattino. Il cielo
era coperto da un ammasso di nubi grigiastre e un leggero vento s'insinuava
fra le vesti dei nostri abiti. La nebbia a poco a poco si era addensata sulle colline
che attornavano la vallata e leggera si spostava lentamente verso il basso.
Presto il buio sarebbe calato. Monsieur Flotes fermò innanzi la soglia. Ancora
ciarlava, ciarlava. Disse qualcosa riguardo la nostra famiglia, quando ancora
aveva sede in Francia. Io e mia sorella Linda avevamo pochi ricordi dell'epoca.
Lasciammo la provincia di Parigi che avevo appena quattro anni. Lei sette.
Gli affari di nostro padre risultavano molto più proficui a Monaco e nonna Rose,
nel suo stato ormai di vecchiaia avanzata, desiderava averci più vicini.
La porta d'ingresso era aperta. Stavano portando i bagagli all'interno e una
donna ci attendeva a mani giunte sull'uscio. Indossava un abito completamente
nero, a collo alto e maniche a sbuffo. Viso curato e ben truccato. Capelli raccolti
elegantamente. Le diedi cinquant'anni all'impatto. Non riuscii a smuovere da lei
lo sguardo. Aveva un'espressione seria e molto distaccata. Non un sorriso.
Rimase impeccabile tutto il tempo nel suo stato di freddezza, finchè Flotes
non si apprestò a presentarci.
- Madmoiselles.. Madame Pouche. La governante che si occuperà della villa
durante tutta la vostra permanenza.

Wooden_Pint__by_lep0

Continua..
Darklymph


Una lacrima di Darklymph caduta alle 13:36
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venerdì, 03 aprile 2009

Il salice piangente

Poichè l'angoscia è gran portatrice d'ispirazione.

***

Giungemmo alla villa in campagna dopo due giorni di viaggio. Per quanto
la prima classe della nuova linea Berlino - Parigi fosse elegante e spaziosa,
quel lungo tragitto risultò stancante ed eterno. Ad attenderci innanzi il
cancello vi era Monsieur Flotes. Ci rammentò la zia prima della partenza
che lui si sarebbe preso cura della casa, come anche la servitù. Avrei
preferito che nessuno occupasse la casa oltre noi in quei giorni. Unico mio
desiderio era trascorrere un mese di completa tranquillità in cui avrei
potuto stendere il mio romanzo. Solo i suoni della natura, la quiete della
campagna, l'aria pura sulla pelle, mi avrebbero permesso di dedicarmi
appieno alla scrittura. Ahimè la zia non prese minimamente in
considerazione la mia richiesta e tre ragazze sole per le terre francesi
non la rassicuravano per niente. Melanie e Linda preferirono anch'elle
le imposizioni di zia Sophie e così dovetti rinunciare al mio ricercato
bisogno di pace. Due giovani si occuparono dei bagagli, intanto che
Monsier Flotes, elegantemente, aiutò ognuna di noi a scendere da carozza
sfiorando con labbra le nostre mani. Iniziò a cofabulare qualcosa sulla
situazione attuale della villa. Del resto erano anni che nessun membro
della famiglia ci tornasse per vacanza. Ma a quanto sembrava era stata
ben curata prima del nostro arrivo. Lungo il tragitto in giardino non potei
fare a meno che perdermi con occhi nelle piante, nei fiori e nel maestoso salice
che coloravano le aiule. Una distesa di verde brillante, poi si allungava
per molto nel retro della dimora. M. Flotes continuava a parlare, ma così
presa da tale visione, non riuscì a seguire nulla del discorso da inizio a fine.

Continua.

***

Darklymph


Una lacrima di Darklymph caduta alle 01:56
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martedì, 24 marzo 2009

Notte

Notte subdola di carnali pensieri,
ricordi rimossi, odi alla vita.
Come effigi di volti scomparsi,
che a tempo riappaiono in
veste di spiriti malvagi.
Sensi nascosti.

Darklymph


Una lacrima di Darklymph caduta alle 16:14
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† Chi sono †

† Così mostruosamente innaturale. Dove nessuno ha mai visto risplendere la luce del sole. Dove nessuno si è mai accorto della presenza di un'ombra. Dove nessuno ha mai fatto più ritorno indietro. Il mio profumo fresco e irreale scorre da sempre fra i rami di questa esistenza. La mia immagine, così poco limpida e offuscata nel buio, vola nella notte sopra le nubi del vostro cielo. Felice di conoscerVi... io sono DarkLymph †

† Per contattarmi †

serevm@hotmail.it

† Mi rende felice †

Lorenzo, la musica, la danza, il teatro, l'arte, gotich, dark, il mare, la neve, la domenica mattina (oramai ogni dì è domenica), tutto ciò che è orientale, l'arredamento, la vodka al melone, il tramonto, l'aria fresca al mattino, le nuvolette di fumo che escono dalla bocca in inverno, le nubi, i treni, la Pizzica pugliese, il muschio bianco, l'apertura alle olimpiadi, l'incenso, la biologia, viaggiare, l'odere di abete, i fuochi d'artificio, osservare chi ha il volto felice..

† La mia fonte di vita †

Slipknot, Epica, Lacrimosa, Dark Sanctuary, Fintroll, Korpiklaani, Tristania, Theatre of Tragedy, Theatres des Vampires, Midnight Syndicate, Oculus Infernum, Nightwish, Apocalyptica, Sirenia, Orphened Land, Corvus Corax, Virgin Black, Mago de Oz, Waylander, Sepultura, Nirvana, The Doors, Blutengel, System of down, Cinema Strange, Korn, Helloween, Cradle of Filth, Evanescence, Marylin Manson...

† Il tempo che avanza †



Apocalyptica_Romance

† Sul comodino †

IL DIARIO SEGRETO DI MARIA ANTONIETTA *** Parigi, ottobre 1793: Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI e regina di Francia, è stata condannata a morte dal Tribunale rivoluzionario e attende nella prigione della Conciergerie di essere giustiziata.Prima di essere condotta al patibolo, lascia nella sua cella il diario in cui ha raccolto, anno dopo anno, gli episodi salienti e i piccoli fatti quotidiani della sua vita: dall'infanzia privilegiata di arciduchessa d'Austria agli anni trascorsi come affascinante signora di Versailles, ai giorni della prigionia e dell'umiliazione dopo la caduta della monarchia. Attraverso la forma coinvolgente e immediata del diario, Carolly Erickson ricostruisce l'avventura umana e sentimentale di Maria Antonietta, penetrando nella sua psicologia e cogliendone gli aspetti più intriganti e meno noti, e descrive con ricchezza di dettagli eventi e personaggi che giocarono un ruolo significativo non solo nella sua vita privata ma anche nelle vicende di quei decenni cruciali.

† Ultimo film visto †

Rachel sta per sposarsi

†_Altre mie fughe mentali_†

Avvolti sussurri d'incenso Oscuri Deliri Notturni

† Lo scorrere della mia mente †

Per il mio cuore basta il tuo petto, per la tua liberta' bastano le mie ali. Dalla mia bocca arrivera' fino al cielo cio' che stava sopito sulla tua anima. È in te l'illusione di ogni giorno. Giungi come la rugiada sulle corolle. Scavi l'orizzonte con la tua assenza. Eternamente in fuga come l'onda. Ho detto che cantavi nel vento come i pini e come gli alberi maestri delle navi. Come quelli sei alta e taciturna. E di colpo ti rattristi, come un viaggio. Accogliente come una vecchia strada. Ti popolano echi e voci nostalgiche. Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono gli uccelli che dormivano nella tua anima. Pablo Neruda


         

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